Meditazione

Se vogliamo avvicinarci a ciò che veramente può essere chiamato meditazione dobbiamo partire da fatti semplici, e il più semplice dei fatti è che, “qui c’è coscienza”. Qui c’è l’esperienza soggettiva di un corpo e di un mondo. Questo è un fatto che trascende i nostri condizionamenti culturali e le nostre credenze metafisiche. È qualcosa che accomuna ogni essere umano, e per questa ragione ci può portare oltre al campo ristretto dei nostri ragionamenti e aprire una porta verso una percezione diretta e incondizionata della realtà. Questa percezione diretta è caratterizzata da una momentanea assenza di pensiero; una sorta di stupore che ci strappa le parole, mettendo in pausa tutte le preziosissime strutture di sapere che abbiamo accumulato nel corso di una vita. In questi brevi istanti scopriamo un profondo senso di gioia, di pace e di soddisfazione.

Realizziamo che questo è quello che abbiamo cercato da sempre negli oggetti e nelle esperienze del mondo. È una sorta di ricongiungimento con noi stessi, e la scoperta che ciò che siamo è fondamentalmente completo. Molte persone, quando incappano in questa esperienza straordinaria non sanno bene cosa farsene, e siccome non sembra essere validata e tantomeno accettata dalle persone che le circondano, la ignorano e la respingono verso le periferie della loro consapevolezza. Eppure questa è un’esperienza estremamente comune, che profuma di infanzia, e che arricchisce il vivere con un senso di meraviglia e di leggerezza. Viene naturale chiedersi, “perché quest’esperienza così meravigliosa, così semplice e così comune, viene respinta e rifiutata?”
La risposta è molto semplice; nel nostro processo di crescita e di educazione diventiamo sempre più solidi e materiali, e più questa materialità si irrigidisce, più ciò che è fluido, immateriale e senza peso può apparire come una minaccia. Proviamo a pensarci per qualche istante; un neonato nasce senza corpo. Non dal punto di vista dei suoi genitori, ovviamente, ma dal suo. Dal suo punto di vista il neonato non è in grado di separare il campo visivo e percettivo fra corpo e ambiente, e non ha ancora imparato che gli oggetti rosa con cinque protuberanze che di tanto in tanto attraversano la sua visuale sono le sue mani. Piano piano, a partire dal parto – ovvero la prima esperienza di separazione – inizia un processo di accumulo di conoscenze. Ogni conoscenza è una linea di demarcazione che viene tracciata per distinguere oggetti, persone, sensazioni, situazioni. Ogni conoscenza aggiunge un peso e una sorta di solidità al nostro essere, che si identifica progressivamente sempre più con il sapere e sempre meno con la propria essenza.

Meditazione è semplicemente il riconoscimento di ciò che siamo in essenza, oltre le nostre strutture di conoscenza, oltre le nostre certezze. Siamo convinti di essere un corpo e una mente, eppure il linguaggio comune tradisce una saggezza rimossa perché diciamo “io ho un corpo” e non “io sono un corpo.” L’esplorazione di sé è un invito a seguire questa pista e a chiederci, “che cos’è questo io che potrebbe possedere un corpo?” Se osiamo guardare ci accorgeremo molto presto che l’io ha delle caratteristiche diametralmente opposte alle caratteristiche del corpo. Laddove il corpo ha una forma, un colore, dei confini ben precisi, e una superficie opaca e solida, l’io o potremmo dire la coscienza, non ha forma, non ha colore, non ha confini apparenti, ed è assolutamente neutro e trasparente. 

La meditazione è semplicemente questo riconoscimento. 
(Fabieu Martino Torneri https://martinos-newsletter-86f7ba.beehiiv.com/subscribe)